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E c’è chi fa la festa alla donna
Norma Rangeri (Il Manifesto, 9 marzo 2008)
Per favorire un baby-boom in Turkmenistan, il presidente della repubblica offre incentivi economici a tutte le donne che faranno almeno otto figli. Nonostante il Turkmenistan sia tra i paesi con un elevato tasso di disoccupazione, il capo di questo stato, Kurbanguly Berdymukhamedov, pensa di favorirne lo sviluppo incrementando il tasso di natalità. Offre 250 dollari, una tantum (più o meno uno stipendio di chi lavora in città), e soprattutto servizi primari gratis (luce, acqua, gas, trasporti). Anche cure odontoiatriche gratuite, particolarmente preziose per madri che, dopo nove o dieci figli, dei propri denti probabilmente avranno solo un pallido ricordo. E intanto, come segno di benevolenza, il governo ha già approvato uno stanziamento di dieci dollari per ogni donna. Naturalmente per festeggiare con generosità l'8 marzo turkmeno, paese con una capitale intolata all'amore (Ashgabat significa città dell'amore). La notizia (fonte Bbc) sembra inverosimile. Ma sarebbe inutile alzare il sopracciglio per tanta misogina arretratezza (già nostra nel Ventennio), quando proprio l'8 marzo italiano fa arrossire lo specchio delle statistiche per il ruolo di fanalino di coda del nostro Belpaese in tutte le classifiche sull'emancipazione femminile. Se otto figli vi sembrano troppi, e anche tre potrebbero bastare (dalle nostre parti), il principio della donna prolifica è comune denominatore, ben visto a destra (contro l'invasione degli infedeli) e a sinistra (perché un paese senza figli è una società senza futuro). Del resto la recente campagna politica contro la legge sull'aborto, mimetizzata con l'aureola della libertà di scelta sulla maternità, insiste sullo stesso perimetro femminile, concentra l'attenzione sulla funzione riproduttiva. Con l'aggravante che mentre nel resto d'Europa, la maternità torna a essere una scelta perché sostenuta da interventi sociali importanti, da noi è stata e continua a essere solo un dovere.












